va benissimo darci del tu anche se ci si conosce appena.
Ho letto con attenzione la tua lettera aperta, che mi ha strappato più di un sorriso ma anche molte riflessioni.
Ti ringrazio per il tono schietto, diretto, ma anche affettuoso con cui ti sei rivolta a me.
Accolgo il tuo messaggio come un invito, ma anche come una responsabilità in più: quella di non deludere le aspettative di chi crede che la politica debba ancora servire a migliorare la vita delle persone.
Hai richiamato le mie radici familiari e non posso che riconoscermi in quella storia: io stesso ho iniziato la mia gavetta nella bottega di famiglia, imparando che il lavoro non è mai facile, che i sacrifici vengono prima dei risultati e che ogni decisione pesa non solo su di te, ma su una comunità di persone che da quell’attività dipendono.
È stata una scuola di vita che non ho mai dimenticato, neppure quando ho indossato la fascia da Sindaco o la giacca da Presidente della Provincia e dell’UPI Toscana.
Condivido l’idea che la politica debba aprirsi alle energie migliori, a quelle eccellenze spesso rimaste ai margini o costrette a cercare spazio altrove. Sarà uno dei miei impegni prioritari: costruire una squadra larga, capace e radicata, che non guardi alle appartenenze ma al bene comune.
È il metodo che ho cercato di seguire finora e che intendo portarmi dietro anche in Regione, se i cittadini mi affideranno questa responsabilità .
Il mio impegno, potrai verificarlo giorno dopo giorno, sarà quello di aprire ulteriormente le porte della politica a tutte quelle energie e competenze che troppo spesso sono rimaste ai margini o costrette a cercare altrove ascolto.
Non penso soltanto ai miei figli o alla mia dolce nipotina – che è ancora così piccola – ma anche ai figli di chiunque lavori nei cantieri, negli uffici, nelle scuole e negli ospedali.
È a ciascuno di loro che dobbiamo – tutti insieme, come classe dirigente di questa terra di confine – restituire dignità , servizi e prospettive concrete.
Ti ringrazio ancora per avermi scritto: intendo considerare la tua lettera non solo un incoraggiamento, ma anche un promemoria quotidiano del fatto che il lavoro di un amministratore deve lasciare un segno vero, non un sogno passeggero.
Cara Rossana Lazzini
va benissimo darci del tu anche se ci si conosce appena.
Ho letto con attenzione la tua lettera aperta, che mi ha strappato più di un sorriso ma anche molte riflessioni.
Ti ringrazio per il tono schietto, diretto, ma anche affettuoso con cui ti sei rivolta a me.
Accolgo il tuo messaggio come un invito, ma anche come una responsabilità in più: quella di non deludere le aspettative di chi crede che la politica debba ancora servire a migliorare la vita delle persone.
Hai richiamato le mie radici familiari e non posso che riconoscermi in quella storia: io stesso ho iniziato la mia gavetta nella bottega di famiglia, imparando che il lavoro non è mai facile, che i sacrifici vengono prima dei risultati e che ogni decisione pesa non solo su di te, ma su una comunità di persone che da quell’attività dipendono.
È stata una scuola di vita che non ho mai dimenticato, neppure quando ho indossato la fascia da Sindaco o la giacca da Presidente della Provincia e dell’UPI Toscana.
Condivido l’idea che la politica debba aprirsi alle energie migliori, a quelle eccellenze spesso rimaste ai margini o costrette a cercare spazio altrove. Sarà uno dei miei impegni prioritari: costruire una squadra larga, capace e radicata, che non guardi alle appartenenze ma al bene comune.
È il metodo che ho cercato di seguire finora e che intendo portarmi dietro anche in Regione, se i cittadini mi affideranno questa responsabilità .
Il mio impegno, potrai verificarlo giorno dopo giorno, sarà quello di aprire ulteriormente le porte della politica a tutte quelle energie e competenze che troppo spesso sono rimaste ai margini o costrette a cercare altrove ascolto.
Non penso soltanto ai miei figli o alla mia dolce nipotina – che è ancora così piccola – ma anche ai figli di chiunque lavori nei cantieri, negli uffici, nelle scuole e negli ospedali.
È a ciascuno di loro che dobbiamo – tutti insieme, come classe dirigente di questa terra di confine – restituire dignità , servizi e prospettive concrete.
Ti ringrazio ancora per avermi scritto: intendo considerare la tua lettera non solo un incoraggiamento, ma anche un promemoria quotidiano del fatto che il lavoro di un amministratore deve lasciare un segno vero, non un sogno passeggero.
Con stima e simpatia,
Gianni Lorenzetti
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